giovedì 1 agosto 2013

Closing time

Finalmente è arrivato il momento di partire per le vacanze, di immergersi, oltre che nel mare, nel consolidato andamento delle nostre solite vacanze. Si, perché, dopo tutto quello che è successo in questo anno, anelo ad una vacanza prevedibile, senza scosse ed apprezzo questa prevedibilità con immensa gratitudine, come un regalo che ho temuto di perdere in maniera irreversibile.
Come ho raccontato qui, tra i rituali estivi della mia tribù, c'è quello delle pizzeevento quanto mai atteso, che, non solo coinvolge tutta la famiglia, ma anche tanti amici. Ma, anche se le nostre pizze non sono male, io avvertivo il bisogno di migliorare, soprattutto la fase della stesura. Per questo motivo, quando mi son trovata davanti l'offerta di un coupon per un corso amatoriale per pizzaiolo, non ho esitato ad acquistarlo.
E così, con sprezzo del pericolo, proprio nei giorni in cui Caronte ha picchiato più duro, per quattro pomeriggi, sono uscita di casa, in quella che, a Napoli, si chiama "controra" (l'ora contraria, quella in cui l'unica cosa da fare sarebbe starsene all'ombra, senza far nulla), per recarmi a Bagnoli, presso la pizzeria "Da Gennaro", dove si teneva il corso (bè, di cosa mi lamento? al prezzo di un solo coupon, ho avuto diritto anche a quattro saune!). Lì ho conosciuto  il titolare, nonché nostro insegnante, Fabio Cristiano, che mi ha fatto capire come i pizzaioli, di fondo, siano un po' tutti uguali. Tutti hanno avuto nonni pizzaioli, incredibilmente prolifici, che hanno messo al mondo una schiera di figli, i quali, a loro volta, hanno generato altri figli, in una crescita esponenziale del numero di pizzaioli su piazza. Tutti sono un po' gigioni e convinti di fare la pizza migliore di tutti. Lo dico sorridendo, perché lo stesso Fabio ci scherza su, mostrando di possedere una dote che apprezzo tantissimo in una persona: l'autoironia, cosa che me lo ha reso immediatamente simpatico. Altra cosa che mi è piaciuta è stata che Fabio si è subito dichiarato seguace della scuola "poco lievito/lunghissime lievitazioni". Insomma, le premesse erano incoraggianti. 
Inoltre, un'appassionata come me dei percorsi che le lingue compiono nello spazio e nel tempo non poteva non trovare irresistibile scoprire che i pizzaioli hanno un loro gergo, per lo più incomprensibile ai profani. Ad esempio, usano "kalò" per dire buono e "skatò" per dire cattivo. Per la serie, a Napoli, il greco è vivo e lotta insieme a noi... Certo, a voler essere pignoli, in greco, kalòs vuol dire bello, ma sono stati proprio gli stessi Greci ad introdurre il concetto di "kalòs kài agathòs", per cui, se il bello è necessariamente buono, sarà vero anche il contrario, no?
Venendo al corso vero e proprio, il primo giorno è stato dedicato alla teoria: tipi di farina, cos'è il W, il lievito, la lievitazione e la gestione dei tempi di lievitazione ecc. Il secondo giorno, preparazione dell'impasto, staglio e formatura dei panetti. Il terzo è stato dedicato alla tecnica della stesura dell'impasto. L'ultimo giorno, ognuno ha fatto la sua pizza, l'ha cotta e l'ha mangiata. Buona!!!!!
La ricetta è semplicissima

Acqua                1 l
Farina                1,800 (circa)
Sale                   50 g
Lievito di birra    1 g
Zucchero            20 g (ma solo se si usa il forno di casa, anziché quello a legna)

Direte voi: e che ci vuole? facilissimo! Non è esattamente così... Tanto per cominciare, vi faccio notare che la prima voce nell'elenco degli ingredienti, è l'acqua. E si, perché i pizzaioli "ragionano" in termini di acqua, non di farina. Questo perché il quantitativo di farina può cambiare, a seconda di numerose variabili, come l'umidità della farina stessa o l'umidità atmosferica. Secondo fattore da tener presente è proprio la farina, che deve avere un W intorno a 280. Fatto l'impasto, non bisogna limitarsi a staccare pezzi d'impasto, dando loro una forma sferica, ma i panetti vanno "stretti", in modo da rafforzare la maglia glutinica. Per quanto riguarda la lievitazione, una volta formati i panetti, Fabio li fa lievitare e maturare (altro concetto importantissimo) in frigo per ben 30 ore!
A me, che non avrò mai lo spazio in frigo per metterci i 30-35 panetti che preparo ogni volta, ha consigliato di impastare la sera prima, formare i panetti e farli lievitare a temperatura ambiente. La mattina dopo, dare una nuova "stretta" ai panetti e lasciarli a lievitare e a rilassarsi fino a sera, quando andranno infornati.
E, poi, last, but not least, il "manico"... Si, perché si potrà conoscere benissimo la teoria, seguire tutte le regole, avere un forno perfetto, ma, alla fine, l'esperienza e la pratica sono quelle che davvero fanno la differenza.
Ed ecco un po' di foto
Il nostro docente

L'impastatrice a braccia tuffanti al lavoro
L'impasto pronto per lo staglio
I panetti pronti per la lievitazione
La stesura
La mia pizza! Un tantino troppo cotta, perché girarla dentro il forno non è per nulla facile, ma, insomma, sono abbastanza soddisfatta.
Ansiosa di mettere in pratica quanto appreso, ho provato anche a casa e direi che, per esser stata cotta in un normalissimo forno casalingo, non sia per niente male.
E, con questo, auguro buone vacanze a tutti!

lunedì 29 luglio 2013

Upside down

Il blog è un diario, un blog di cucina è un diario di ciò che si cucina in un dato momento (Monsieur De Lapalisse la pregherei di non interferire...). Bè, io, in questo momento, sono in modalità "svuota-frigo", in vista della tanto agognata partenza per le vacanze, per cui niente voli pindarici, esperimenti e "famolo strano". 
In quest'ottica, sabato scorso, considerando due pesche e mezzo panetto di burro che occhieggiavano dal frigo, in quattro e quattr'otto, ho messo insieme un dolcino semplice semplice, la cui particolarità (posto che ce ne sia una) è tutta nel titolo: crumbtatin, un incrocio tra un crumble (mi pesava tirar fuori il matterello...) ed una tatin. Più di tanto, dalla mia cucina, in questi giorni, non esce... Ed è già tanto, visto che mi son dimenticata persino di mettere i tuorli nella frolla e, solo al momento di metterla in frigo, mi son chiesta come mai fosse così pallidina... Meno male che ho fatto a tempo a rimediare!

Crumbtatin (per uno stampo da 18 cm)

Per il crumble

Farina                   200 g
Burro                   100 g
Zucchero              80 g
Tuorli                   2

Impastare tutto velocemente, formare un panetto schiacciato e mettere a riposare in frigo per un'ora, avvolto nella pellicola. 

Serviranno, inoltre:

Pesche gialle           2
Burro                      1 noce
Zucchero                70 g
Glucosio                 1 cucchiaino
Mandorle granella   100 g
Rosmarino

Pelare e tagliare le pesche gialle a spicchi e rosolarle velocemente nel burro, insieme al rosmarino. Mettere in un tegame lo zucchero ed il glucosio, con 2 cucchiai d'acqua e fare cuocere fino allo stato di caramello biondo. A questo punto, aggiungere le pesche e farle rivestire bene di caramello. Disporre le fettine di pesca a raggiera sul fondo di una teglia. Distribuire la granella di mandorle. Prendere il panetto da frigo e, con una grattugia a fori larghi, grattugiare la pasta frolla sulle pesche (metodo Santin), distribuendo le briciole in maniera uniforme. Infornare a 180 gradi per 30-35 min.




venerdì 26 luglio 2013

Coincidenze

L'anno scorso, nel disperato tentativo di dare un ordine alla marea di riviste di cucina che dissemino per casa (anche se adesso ne acquisto una sola, prima ne compravo tre al mese...), ho deciso di raggrupparle, anziché per annata, per mese. Ho così comprato dei raccoglitori e li ho etichettati gennaio, febbraio ecc. Mi sembra una catalogazione logica: se cerco una ricetta che mi ispiri, dev'essere una ricetta relativa al mese in cui intendo proporla e mi fa comodo avere sottomano tutti i numeri di quel mese.
Un paio di settimane fa, stavo appunto sfogliando i numeri di luglio e, su un vecchio numero di "A Tavola", trovo una ricetta di sarde con gamberetti all'arancia. "Letto" fatto, vado in pescheria, ma non trovo le sarde, vedo, però,  delle belle acciughe e così compro quelle. Mentre le preparavo, mi è venuto da pensare che sarebbe stata una ricetta perfetta per la raccolta di ricette a base di acciuga di Cristina G. e che era un peccato che la raccolta fosse ormai chiusa. Il caso ha voluto che, solo pochi giorni dopo, Cristina abbia riaperto la raccolta, per cui contribuisco volentieri  anche io.

Acciughe ripiene con gamberetti all'arancia (x 2)

Acciughe          300 g
Gamberetti       150 g
Pan carré          2 fette
Pan grattato      2 cucchiai
Grana Padano   1 cucchiaio
Arancia             1
Olio evo            25 ml
Sale
Pepe
Aneto

Eviscerare le acciughe ed aprirle a libro, lavarle ed asciugarle. Tritare grossolanamente a coltello i gamberetti. Frullare la mollica del pan carré con il grana, la scorza dell'arancia, 10 ml d'olio e l'aneto; unirvi i gamberetti e aggiustare di sale e pepe. mettere un po' di questa farcia su ogni acciuga ed arrotolarla, fermandola con uno stecchino. In un padellino, far tostare in poco olio il pan grattato bagnato con il succo dell'arancia. Rivestire gli involtini di acciuga con questo pane aromatizzato, irrorare con un filo d'olio ed infornare a 180 gradi per 7-8 minuti.
Note:
- la ricetta originale prevedeva una pre-lessatura dei gamberetti,ma io l'ho trovata superflua.
- viene da chiedersi perché una rivista di cucina ritenga estiva una ricetta che prevede l'uso dell'arancia, che certamente non è un frutto estivo...Lo so, lo so anche io l'ho preparata in estate, ma la ricetta mi piaceva troppo e non ho saputo resistere...Concedetemi un po' d'incoerenza, ogni tanto, altrimenti si diventa integralisti...





Con questa ricetta partecipo alla raccolta "Un'acciuga al giorno"


lunedì 22 luglio 2013

Come rendere felice un marito


La sfida dell' MTC sui budini di verdura è stata, a mio parere, una delle più appassionanti e delle più versatili. Ho già pubblicato, in passato, alcune delle ricette che proposi in quell' occasione, ma, ripensandoci, mi son resa conto che avevo trascurato proprio l'ortaggio, in assoluto, più amato dal consorte: il peperone. E così, ieri, ho immediatamente posto rimedio a questa dimenticanza, con risultati che, come previsto, hanno fatto leccare i baffi a mio marito, al punto che ha voluto cenare solo con due di questi budini e nient'altro "per non cancellare il sapore".
La ricetta è sostanzialmente quella pubblicata qui, ma la "marcia in più" di questa ricetta è la cialdina al pesto.

Budini al peperone (x 8)

Peperoni           1 k
Ricotta             200 g (opp. yogurt greco magro)
Albumi            150 g
Parmigiano      2 cucchiai
Basilico
Sale
Pan grattato    2 cucchiai
Olio evo         q.b. per ungere gli stampini

Infornare i peperoni a 200 gradi, fino a che la pelle si stacca. Spellarli, liberandoli dai semi, salarli e metterli a sgocciolare in un colapasta per un' oretta. Mettere nel bicchiere del minipimer tutti gli ingredienti e frullarli. Ungere gli stampini e spolverizzarli col pan grattato e versarvi dentro il composto. Infornare a 160 gradi per 20-30 minuti

Cialdine al pesto

Farina            50 g
Albume         50 g
Burro             30 g
Pesto             2 cucchiai
Pinoli            1 cucchiaio
Sale

Amalgamare farina, albume e pesto, in modo da ottenere una specie di pastella densa. Con un cucchiaino, depositare piccole quantità del composto su una leccarda rivestita di carta forno e, aiutandosi col cucchiaino, allargare il composto, in modo da formare dei dischi abbastanza piatti (in cottura si allargheranno ancora); distribuire su ogni dichetto qualche pinolo. Infornare a 160 gradi, fino a che i bordi iniziano ad imbiondirsi.

NOTE: 
- il pesto è sempre meglio farselo da soli, tanto più alla luce delle notizie che son venute fuori, a proposito del pesto contaminato della Conad.
- avrei dovuto aspettare un po' per sformarli, ma il consorte mi dava fretta, per cui si sono un po' "seduti", ma, se gli si lascia il tempo di assestarsi, non dovrebbe succedere.







giovedì 18 luglio 2013

Colori

Eccomi di ritorno da una breve vacanza nella mia amatissima Provenza, vacanza che, eccezionalmente, ha visto tutta la famiglia riunita. Ormai, le occasioni per ritrovarci tutti assieme sono sempre più rare e, per questo motivo, più che mai preziose.
Qualche scorcio di quello che vedevo dalla mia stanza d'albergo.



Persino i carciofi assumono il colore della lavanda.




E, con gli occhi ancora pieni di quei colori, oggi tocca ad una non-ricetta, però coloratissima e leggera.


Fiori di zucca ripieni

Fiori di zucca                      10
Ricotta romana                   400 g
Erba cipollina
Olio evo
Sale

Levare il pistillo ai fiori di zucca e sciacquarli bene. Passare al setaccio la ricotta, salarla ed unirvi l'erba cipollina tritata. Farcire i fiori, disporli in una pirofila, irrorarli con un giro d'olio ed infornarli a 160 gradi per 15 minuti.




giovedì 11 luglio 2013

Gamberi


Oggi sono di corsa, perchè sono in partenza: un we lungo, per festeggiare il compleanno di una carissima amica in un posto magico, che amo tantissimo. E, a rendere quest'occasione ancora più speciale, ci saranno anche i miei figli. Insomma, sono proprio contenta. Scappo a far la valigia e vi lascio una ricetta della serie "Gli MTC che mi sono persa". In questo caso, si tratta dell'edizione dedicata alle polpette svedesi ( lo so, lo so, il criterio cronologico che mi ero data è bello che saltato...).

Polpette di gamberi

Gamberi sgusciati         250 g
Mollica di pane
Albume                       1
Buccia di limone
Maionese (possibilmente home made)
Sale
Olio per friggere

Ammollare la mollica di pane (difficile indicare il quantitativo, regolatevi un po' ad occhio) nell'acqua e strizzarla; unirla alle code di gamberi grossolanamente tritate a coltello. Aggiungere l'albume (preferisco usare l'albume, anziché l'uovo intero, perché lo trovo più "neutro"), la buccia di limone grattugiata e salare. Amalgamare il tutto, formare delle polpettine, grosse quanto una noce e friggerle in abbondante olio caldo. Servire con l'accompagnamento della maionese.





lunedì 8 luglio 2013

Una droga che non fa male

Che l' MTC fosse un droga cominciavamo a sospettarlo un po' tutti, ma, adesso che abbiamo scoperto che dà dipendenza, ne siamo certi. Già, perché, visto che ci tocca aspettare ben due mesi prima che la gara riprenda, il gruppo più pazzo di Facebook ha deciso di sfruttare questo lasso di tempo per sperimentare quelle ricette delle passate edizioni dell' MTC, che, per un motivo od un altro, non si è avuto modo di esplorare. Per me, che ho iniziato a partecipare con regolarità da poco più di un anno, ha significato avere a disposizione un nutrito gruppo di sfide passate alle quali attingere. Ho rischiato, però, di fare la fine dell' asino di Buridano, non riuscendo a decidere da dove iniziare. Per uscire dall'impasse, ho adottato un criterio cronologico e, scartato l'uovo fritto, che, per quanto mi sforzassi, proprio non riusciva ad accendermi la fantasia, sono passata alla sfida n. 2: la tortilla di patate. 
Il risultato è stata una triangolazione tra una ricetta tradizionale spagnola (la tortilla), una francese (la quiche) ed un tocco indiano, dato dal mio amatissimo curry.

Tortilla quiche (x 4 monoporzioni)

Per la brisè

Farina                150 g
Burro                 75 g
Acqua                30 ml
Sale
Impastare velocemente, avvolgere nella pellicola e mettere in frigo per mezz'ora.

Per il ripieno

Patate medie      5
Cipolla media    1
Curry                 1-2 cucchiaini 
Olio evo             2 cucchiai
Uovo                  1 
Albume              1
Panna                 70 g 
Sale

Tagliare sottile la cipolla e farla rosolare nell'olio; aggiungere le patate a dadini, spolverizzare con il curry e completare la cottura. Salare. Sbattere l'uovo e l'albume, insieme alla panna e aggiungervi le verdure, ormai fredde.
Stendere la brisè e, con questa, rivestire gli stampini. Bucherellare il fondo con una forchetta e distribuire il composto di uova, panna e verdure negli stampini. Infornare a 170 gradi per circa mezz'ora.