lunedì 10 dicembre 2012

Brrrrr....

Tanti, ahimè tantissimi, anni fa, fresca di laurea, non sapendo se sarei riuscita a coronare il mio sogno di diventare ricercatrice, coltivavo un piano B, frequentando la scuola di specializzazione in Analisi chimico-cliniche, presso l'università di Camerino. Tutti venerdì, partivo da Napoli alle 8 del mattino, arrivavo a Roma, dove riuscivo a prendere un altro treno solo grazie al fatto che questo partiva sempre in ritardo, arrivavo a Foligno e lì prendevo la corriera che, dopo "appena" 8 ore di viaggio, mi portava a Camerino, giusto in tempo per l'inizio delle lezioni, lezioni che proseguivano il sabato mattina. A quel punto, avevo già iniziato a tampinare i miei colleghi, che venivano un po' da tutta Italia, per strappare un passaggio, che mi portasse in un punto dove mio marito, allora fidanzato, potesse venirmi prendere. Concordavamo appuntamenti improbabili: una volta a L'Aquila, una volta in un autogrill sull'autostrada, una volta a Caserta, una volta a Sulmona. E tenete presente che, all'epoca, ovviamente, non esistevano i cellulari, ciò nonostante, siamo sempre riusciti, in un modo o in un altro a trovarci. Lo scopo di tutta questa complicazione era incontrarci per poi passare quello che restava del week end sulla neve. La meta sciistica classica, per i napoletani, è Roccaraso, ma noi, giovani e squattrinati com'eravamo, avevamo affittato un vecchia (ma proprio vecchia!) casa a Roccacinquemiglia, a 5 km da Roccaraso. Ma il vero problema di quella casa non era l'ubicazione, bensì il fatto che fosse priva di riscaldamento, il che, d'inverno e in montagna, creava qualche problema. Certo avevamo delle stufe ed anche un caminetto (che non siamo mai, mai stati capaci di accendere!), ma servivano a poco: si gelava...A dire il vero, dopo qualche settimana, scoprimmo anche che, in cucina, c'era una finestrella in alto, cui mancava un vetro, ma, anche quando fu posto rimedio a questa "falla", la situazione cambiò poco: si continuava a gelare. Come siamo sopravvissuti? Devo confessarlo: dandoci all'alcool. Già allora la mia passione per la cucina era forte e, da poco, avevo ereditato una vecchia copia del "Talismano della felicità" di Ada Boni, dove avevo trovato la ricetta per fare in casa il Vov, liquore che, bevuto caldo, ha tonificato generazioni di sciatori infreddoliti. E, quindi, prima di partire, preparavo il Vov. Certo, pensando alle quantità di alcool che i nostri ragazzi sono, purtroppo, capaci di ingurgitare, mi viene da sorridere ricordando noi che "ci davamo all'alcool" con un  liquore degno del salotto dell' amica di Nonna Speranza di gozzaniana memoria...Non so nemmeno più se il Vov sia ancora di moda sulle piste da sci, ma questo freddo improvviso me l'ha fatto tornare alla mente e mi ha fatto venir voglia di rifarlo. Senza contare che può essere un'idea da aggiungere ad un cesto natalizio.
La ricetta è quella di Ada Boni, solo leggermente attualizzata nel quantificare i volumi (lei parla di "bicchieri") e nella sostituzione della vanillina con la vainiglia.

Liquore Vov

Uova                  4
Latte                  400 ml
Zucchero           200 + 200 g
Alcool              100 ml
Marsala            100 ml
Vainiglia          1 bacca

Montare i tuorli con 200 g di zucchero fino a che diventano una massa bianca e spumosa. Far bollire il latte con il resto dello zucchero e i semini della bacca di vainiglia (io ho usato lo zucchero che tengo in un barattolo con le bacche "usate") e versarlo a filo sulle uova, continuando a montare. Quando si sarà intiepidito, aggiungere l'alcool ed il marsala. Imbottigliare. Agitare prima di servire.



5 commenti:

  1. Mariellinaaaaaaaaaa..ora attacco una delle bottiglie di MArsala di maritozzo e la faccio...mi piace troppissimoooooooooooooo.
    La tua storia della casa in affitto mi ha fatto troppo sorridere.
    Ora passo alle domande banali (abbi pazienza :D )....conservo in frigo?? o no?? e ha una scadenza?? anche se so che una bottiglia di questo Vov..non arriverà a Capodanno :D
    BAci Flavia

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  2. ma sai che ho una ricetta simile... forse è la stessa... mi sa che lo rifaccio!!! Mia madre lo preparava quando eravamo piccoli ce lo faceva bere perchè era... ricostituente :))))

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  3. No, non è necessario tenerlo in frigo. Quanto alla scadenza, non saprei dire...è sempre finito velocemente. Io, comunque, non andrei oltre il mese.

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  4. Cara Mariella, grazie pr la ricetta.
    Ma, dì la verità: possibile che da fidanzatini e con una casa a disposizione ricorrevate solo all'alcool per scaldarvi? :-)

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  5. nooooooo Il VOV... era la scusa per scaldare le budella prima di scendere per le piste più difficili... con quella scusa sono scesa dalla pista K2 di DesAlpes.
    Brava Mariella e te lo copio subito, che a Natale sarò sulla neve!
    Nora

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