giovedì 23 ottobre 2014

Yes, I can!

Benché viva a Milano da oltre 40 anni, mio cognato è sempre rimasto molto legato alla sua napoletanità, legame che si esprime più che mai, quando si tratta di cucina: per lui, nessun ristoratore pluristellato potrà mai produrre un piatto capace di stare alla pari di una bella genovese o dei peperoni ripieni. 
Non stupisce, quindi, che il suo scoppiettante spirito imprenditoriale, questa volta, si sia orientato sull'apertura di una pizzeria. L'idea credo gli frullasse per il capo già da un po', ma ha potuto concretizzarsi solo dopo l'incontro con lo chef Rosario Izzo, la cui bravura ed esperienza hanno rappresentato il contributo fondamentale per la realizzazione del progetto.
E' nata così, sull' Alzaia Naviglio Grande 62, "Napoli 1820" , in primis una pizzeria, ma anche un ristorante dove trovare i piatti della tradizione napoletana, cucinati con "cognizione di causa" ed utilizzando prodotti rigorosamente campani, a cominciare dai latticini, dai pomodori e così via.
Certo non è la prima volta che un pizzaiolo napoletano si trasferisce a Milano, ma non sono mai riuscita a spiegarmi il motivo per il quale anche seri professionisti, che, qui, producevano ottime pizze, una volta approdati a Milano, abbiano cominciato a sfornare pizze appena appena passabili. Non farò nomi, ovviamente, ma diciamo che ho preso più di  una delusione. Sono, quindi, particolarmente contenta del fatto che, nel caso di Rosario, questo non sia accaduto.
La settimana scorsa, c'è stata l'inaugurazione del locale, evento festoso che ha richiamato centinaia di persone.



Benché, ovviamente, la stragrande parte del rinfresco ( e che rinfresco! c'era ogni bendiddio) sia stata preparata dallo staff del locale, mi è stato chiesto se volevo contribuire. Di slancio, ho detto di si, per poi cominciare a temere di essermi imbarcata in un'impresa al di sopra delle mie possibilità, visti in numeri. E, invece, posso orgogliosamente affermare: ce l'ho fatta!
Ho prodotto 509 briochine del Danubio




E 6 kg di pantarallo


La serata è stata movimentata dal un pazzariello, fatto arrivare appositamente da Napoli.


Per chi non lo sapesse, un tempo, il pazzariello svolgeva una funzione ben precisa. Quando non esistevano né radio, né televisione, né internet e quelli capace di leggere un giornale erano una minoranza, chi apriva una nuova attività, non aveva molti modi per farsi pubblicità. Ed era qui che interveniva il pazzariello: accompagnato da un suonatore di tamburo, girava per le vie della città, fermandosi di quando in quando, attirava l'attenzione dei passanti e, al grido di: "Attenzione! Battaglione! E' asciuto pazzo 'o padrone!", reclamizzava l'apertura del nuovo esercizio commerciale.
Quindi, quale occasione più indicata dell'inaugurazione di Napoli 1820 per la presenza di un pazzariello?
Per chi non avesse mai avuto l'occasione di vedere un pazzariello all'opera, lo rimando ad un pezzo del film "L'oro di Napoli", in cui Totò impersona da par suo questa figura.

http://www.dailymotion.com/video/x18no60_1954-l-oro-di-napoli-il-pazzariello_shortfilms

domenica 12 ottobre 2014

Due passioni in una

Ho già avuto modo di raccontare qui della passione di mio marito per pasta all'uovo. Potete, quindi, immaginare la sua gioia, quando gli ho detto che, questo mese, all' MTC, si giocava con la lasagna (Sabrina, ti sei guadagnata la tua riconoscenza imperitura!). Prima ancora che io cominciassi a strologare su come farla, lui mi ha detto: "falla coi peperoni, please". E già, i peperoni, altro suo grande amore... Insomma, non potevo certo esimermi dall'accontentarlo e, impugnato il matterello, mi son messa all'opera. Opera non facile, visto che solo l'MTC è riuscito (con le tagliatelle, con la torta pasqualina, coi pici, coi ravioli del plin) a farmi tirare la sfoglia col matterello, oggetto col quale, viziata come sono dall'uso di sfogliatrici di vario tipo, non ho molta dimestichezza. Ma ne è valsa decisamente la pena!

Lasagne ai peperoni

Per la pasta

Farina 00                                                          200 g
Semola rimacinata di grano duro                    100 g  
Uova medie                                                    3    

Fare la fontana con le farine, mettere al centro le uova, iniziare a sbatterle con una forchetta, inglobando man mano le farine. Finire d'impastare a mano. Formare con l'impasto una palla, avvolgerla nella pellicola, per non farla seccare ed aspettare almeno mezz'ora, per dar tempo al glutine di rilassarsi.
Trascorso questo tempo, stendere la sfoglia col matterello, cercando di renderla il più sottile possibile.
 Ritagliare dei rettangoli e lessarli, uno alla volta, per un paio di minuti, in acqua bollente salata; tirarli su con una ramina e metterli in una ciotola contenente acqua e ghiaccio. 
             



 Per il condimento

Peperoni                                                     2
Caciocavallo fresco affumicato                 250 g
Burro                                                          20 g
Farina                                                         20 g
Brodo vegetale                                           200 ml
Basilico
Pinoli                                                         2 cucchiai
Olio evo                                                     1 cucchiaio

Arrostire i peperoni in forno, metterli in una busta di carta per 15 minuti e, poi, spellarli e privarli dei semi. Metterli in uno scolapasta, salarli e lasciarli a buttar via l'acqua per due ore. A questo punto, metterli nel bicchiere del mixer, insieme ad un bel po' di basilico e frullare, fino ad ottenere una crema.
In una casseruolina, fare un roux con il burro e la farina e stemperarlo aggiungendo, poco alla volta, il brodo vegetale caldo. Aggiungere a questa vellutata la crema di peperoni.
In un padellino, tostare i pinoli (per dare una nota croccante, come direbbero quelli bravi).
Io ho fatto la  "normale" lasagna in una teglia 20x20 cm, poi, nella speranza di ottenere un piatto più fotogenico, ho fatto anche una monoporzione.
In pratica, una volta lessati i rettangoli di pasta, ne ho ricavato, con un coppapasta, alcuni dischi. Ho unto una pirofila e vi ho poggiato dentro un cerchio, sul fondo del quale ho messo il primo disco, ho versato un po' di vellutata ai peperoni, ci ho adagiato sopra una fettina di caciocavallo fresco affumicato (da noi, si chiama Bebè di Sorrento ed esiste sia nella variante "normale" che in quella, appunto, affumicata), sparso qualche pinolo ed ho continuato a fare gli strati in questo modo, fino ad arrivare alla sommità del cerchio. Sull'ultimo disco di pasta, ho versato solo un po' di vellutata. Ho infornato a 180 gradi per mezz'ora.
Una volta cotta la lasagna, l'ho tirata su con una paletta, l'ho messa nel piatto di servizio ed ho delicatamente sfilato il disco, confidando che la torretta formata dai vari strati rimanesse tale. Purtroppo, così non è stato, come si può vedere dalla foto... Comunque, torretta o non torretta, questa lasagna ci è di molto garbata (non so come e perché m'è venuto di toscaneggiare...).








mercoledì 8 ottobre 2014

Estote parati


Non ho mai fatto parte degli scouts e nemmeno i miei figli, tuttavia, il motto dello scoutismo - estote parati (siate pronti) - potrebbe essere il mio. 
La mia "maledizione", infatti, è quella di voler essere sempre pronta ed organizzata per affrontare ogni evenienza. Io sono solita dire che non mi troverete mai senza un ombrello, un fazzolettino di carta o un cerotto, per dire. 
A maggior ragione, questo si applica alla cucina: in casa mia, non solo c'è una dispensa sempre fornita di una varietà d'ingredienti, ma anche il freezer ospita una scelta di piatti già preparati o semilavorati che mi permettono di affrontare gli imprevisti. 
Negli ultimi dieci giorni, a casa mia c'è stato un gran via vai di figli ed amici e, poiché i loro programmi erano imprevedibili, la sfida è stata quella di essere pronta, nel caso decidessero di mangiare a casa, a mettere insieme un pranzo o una cena decenti, senza, però, lanciarmi in preparazioni che rischiavano di non essere consumate da nessuno, se, invece, rimanevano a mangiar fuori.
In quest'ottica, ovviamente, la cosa più semplice da preparare era il dessert ed io ho scelto di fare questi bicchierini, perché, se non avessero avuto occasione di mangiarli, potevo sempre metterli in freezer e tirarli fuori successivamente.

Baci di dama al cucchiaio (da Sale&Pepe)

Per il biscotto

Farina 00                            100 g
Fecola di patate                  25  g
Farina di nocciole              80   g
Sale                                    5     g
Zucchero di canna             130 g
Burro                                  130 g

Mettere tutti gli ingredienti in un mixer e frullare rapidamente, fino ad ottenere un composto sabbioso; distribuirlo, senza compattarlo, ma lasciandolo sbricioloso, su una placca ricoperta di carta forno ed infornare a 140 gradi per 25 minuti.

Per il pralinato

Zucchero                             180 g
Glucosio                              20   g
Nocciole tostate                  100 g
Mandorle spellate               100 g

Mettere lo zucchero ed il glucosio in una casseruola dal fondo spesso, bagnare  con un cucchiaio d'acqua e, senza mai girare, preparare un caramello biondo (il glucosio è una mia modifica, perché so, per esperienza, che questa aggiunta mette al sicuro da qualunque rischio che lo zucchero granisca, senza caramellare). Nel frattempo, scaldare nel forno la frutta secca e, quando il caramello sarà pronto, versarla nella casseruola, girando per farla rivestire ben bene. Versare su un foglio di carta forno o su un Silpat e, con l'aiuto di un limone, stendere il croccante in uno strato sottile e, prima che si raffreddi completamente, tagliarlo in pezzi più piccoli, con un coltello a lama larga. Una volta freddato, mettere i pezzi di croccante nel mixer e frullare, fino a che si sarà formata una crema liscia ed omogenea.

Per la crema al limone

Succo di limone                100 g
Tuorli                                80   g
Uova                                 200  g
Zucchero                          80    g
Burro                                60 g
Panna fresca                     200 g

Mettere il succo di limone e lo zucchero in una casseruolina, immergervi un colino, versarvi i tuorli e le uova   e stemperarli nel liquido. Levare il colino, mettere la casseruolina sul fuoco e cuocere a fuoco dolce, fino a che la crema si sarà addensata (meglio usare un termometro e controllare che la temperatura arrivi a 82 gradi). Levare dal fuoco e aggiungervi, un po' alla volta, il burro a pezzetti, amalgamandolo al resto della crema. Far raffreddare e, a quel punto, aggiungere la crema alla panna semimontata.

Per la bavarese alle nocciole

Pralinato                                 225 g
Latte                                       150 ml
Gelatina in fogli                     10 g
Zucchero                                 60 g
Panna fresca                            525 g
Tuorli                                      5

Versare il latte ed il pralinato in una pentola e, con l'aiuto di un colino, così come descritto più sopra, stemperarvi i tuorli. Sempre mescolando, cuocere fino a che il composto avrà raggiunto gli 82 gradi. Nel frattempo, ammollare i fogli di gelatina in 50 ml di acqua fredda, strizzarli e scioglierli nella crema, una volta che questa si sarà intiepidita. Far raffreddare ed aggiungerla alla panna semimontata.

Montaggio del dolce

Mettere sul fondo dei bicchierini  uno strato di biscotto alle nocciole. Con l'aiuto di un sac a poche, fare un secondo strato di pralinato. Sempre col sac a poche, fare un altro strato si crema al limone e, infine, fare un ultimo strato di bavarese. Decorare con una nocciola e zeste di limone. Mettere in frigo a rassodare per qualche ora.

Osservazioni

- Le dosi che ho riportato sono quelle indicate sulla rivista e sono date per 8 porzioni, ma direi che sono eccessive, perché io ho dimezzato ed ho ottenuto 6 porzioni abbondanti.  
- Ho adottato il mio "metodo del colino", che adopero per tutte le creme e che trovo più pratico, rispetto al montare le uova, per poi aggiungervi il liquido caldo.
- Nella ricetta originale, dice di aggiungere i fogli di gelatina  ammollati  al latte, prima di cuocere la crema. Che io sappia, cuocere la gelatina è una pratica normalmente sconsigliata dai pasticcieri, per cui ho preferito aggiungerla fuori dal fuoco.    
- Io ho usato, come si vede nella foto, dei bicchieri alti e stretti, ma direi che sia meglio usare bicchieri bassi e larghi, perché permettono di affondare meglio il cucchiaino, prendendo così tutti gli strati.
          

giovedì 2 ottobre 2014

Cena per i 18 anni

La settimana scorsa, mi son trovata ad aiutare un'amica nella preparazione della cena per i 18 anni di suo figlio. E' stato impegnativo, ma di soddisfazione.
Questo il menù:

Tartellette di brisè con mousse di mortadella e ricotta
Focaccia con fiori di zucca e stracchino
Lasagnette croccanti con funghi, zucca e noci
Blanquette di vitello
Caponata siciliana

Le tartellette

La corona 

Focaccia con fiori di zucca

Farina 00                   500 g
Farina W 350            500 g
Yogurt greco             300 g
Acqua                        400 g
Panna fresca              100 g
Zucchero                   2 cucchiaini
Strutto                       2 noci
Olio evo                    4 cucchiai
Lievito di birra          20 g
Sale

Per l'emulsione:
Olio evo                    3 cucchiai
Acqua                               "
Sale grosso

Per la farcitura:

Fiori di zucca            600 g
Stracchino                 300 g
Olio evo                    2 cucchiai
Aglio                         1 spicchio
Sale
La ricetta della focaccia l'ho presa qui, ma ho fatto qualche piccolo cambiamento: ho usato un mix di due tipi di farina, anziché farina 0, ho diminuito la quantità di lievito e allungato i tempi e, soprattutto, poiché avevo solo yogurt magro, ho sostituito parte dell'acqua con della panna fresca.
Sciogliere il lievito nell'acqua e zucchero e aggiungerla un po' alla volta alla farina e impastare. Aggiungere lo yogurt e la panna. Quando l'impasto avrà preso corda (ci vorranno 15-20 min), aggiungere il sale. A questo punto, l'olio e lo strutto andranno aggiunti gradatamente, aspettando che, ad ogni inserimento, il grasso sia stato assorbito, prima di aggiungerne altro. Continuare ad impastare, fino ad ottenere un impasto liscio e morbido, ma non appiccicoso. Metterlo in una ciotola, coprire con pellicola e far lievitare fino al raddoppio. 
Nel frattempo mondare i fiori di zucca, rosolare lo spicchio d'aglio nell'olio e cuocere i fiori di zucca.
Quando l'impasto sarà raddoppiato di volume, ungere la leccarda del forno, dividere l'impasto in due e stendere una delle due metà sulla leccarda. Distribuirvi sopra i fiori di zucca e lo stracchino a tocchetti. Stendere il resto dell'impasto e coprire con questo il ripieno. Spennellare con l'emulsione di acqua, sale e olio. Far lievitare ancora per un'ora ed infornare a 200 gradi, per 15-20 min.



Torta ricotta e pere 

Biscotto alla nocciola

Farina 00                  360 g
Farina di nocciole    204 g
Maizena                   12 g
Tuorli                       3
Albumi                     24 g
Zucchero                  180 g
Burro                        204 g

Sabbiare le farine e la maizena col burro e lo zucchero. Aggiungere le uova ed impastare velocemente. Dividere l'impasto in due e stenderlo su due placche rivestite di carta forno. Infornare a 160 gradi, fino a che l'impasto inizia a colorirsi ai bordi. Sfornare e, con un cerchio di 30 cm, ritagliare 2 dischi, prima che il biscotto si raffreddi.

Per la crema

Ricotta                 600 g
Panna fresca        300 g
Zucchero              45 g
Gelatina in fogli  12 g
Pere sciroppate    400 g

Per la meringa italiana

Albumi                75 g
Zucchero             150 g
Acqua                  30 g

Frullare la ricotta con lo zucchero e lasciare a temperatura ambiente per un'ora. Semimontare la panna (meno un cucchiaio) ed aggiungerla delicatamente alla ricotta.
Montare gli albumi a neve. Nel frattempo, mettere a mollo la gelatina in acqua fredda. Mettere in una casseruola i 150 g di zucchero con l'acqua e, quando lo sciroppo avrà raggiunto i 121 gradi, versarlo a filo sugli albumi montati, continuando a lavorare con le fruste, finché la montata si raffredda; a questo punto, unirla delicatamente alla ricotta. Scaldare la panna tenuta da parte e sciogliervi la gelatina ammollata e strizzata. Aggiungere alla crema di ricotta, insieme alle pere sciroppate, tagliate a dadini.
Poggiare uno dei dischi di biscotto sul piatto di servizio (fare attenzione, perchè è molto friabile; l'ideale è avere dei sottili dischi di acciaio, da far scivolare sotto il biscotto e usare quelli per trasferirli), al centro del disco che si sarà usato per copparli. Il disco andrà rivestito con strisce di acetato. Con l'aiuto di un sac a poche, distribuire la crema di ricotta sul disco di biscotto, coprire con l'altro disco e mettere in frigo a rassodare per 7-8 ore.
Decorare con zucchero a velo. Io sono molto fiera dello stencil di acetato che mi son fatta da sola.





domenica 28 settembre 2014

Dall'esotico alla tradizione

Quando ho scritto il post sul sartù, per il blog dell' MTC, mi son venute in mente due cose: a) che tanto tempo fa, quando i miei figli erano piccoli, preparavo spesso del riso cotto in metà acqua e metà passata di pomodoro, b) che era da tempo che volevo provare una bellissima ricetta presente ne "La cucina napoletana" di Jeanne Carola Francesconi: il timpano del cardinale, che, come il sartù, si prepara in uno stampo a tronco di cono. Il corto circuito mentale è stato immaginare di fare il timpano col riso, anziché con gli ziti. Inoltre, ho deciso di usare, al posto del fior di latte, la stracciatella di burrata. Non avevo mai 
cucinato la stracciatella, immaginando che, una volta cotta, perdesse le sue peculiarità. Errore: non solo rimane comunque diversa da altri latticini, ma conferisce una nota delicata che rende il piatto strepitoso. 
Il risultato è stato uno sformato comunque da occasioni speciali, ma più fresco del sartù e ricco di intensi profumi mediterranei.
Essendo solo in due, ne ho fatto uno abbastanza piccolo (lo stampo è da 13 cm), ma credo che, fatto in uno stampo più grande, il rapporto tra i pomodori all'esterno ed il riso sia più equilibrato.

Timpano del quasi cardinale

Riso Arborio                       200 g
Passata di pomodoro          100 ml
Acqua                                 100 ml + 1 cucchiaio
Pomodori perini                  20
Stracciatella                        200 g
Pecorino romano                 40 g
Pan grattato                         4 cucchiai
Olio                                     3 cucchiai
Basilico
Aglio                                   1 spicchio
Sale

Tagliare a metà i pomodori, privarli dei semi, salarli e metterli a sgocciolare su una griglia per mezz'ora.
Mettere nel mixer il pangrattato, l'aglio, 2 cucchiai d'olio e abbondante basilico; frullare il tutto. Spalmare questo composto sui pomodori, disporli su una leccarda unta d'olio ed infornare a 150 gradi, fino a che i pomodori saranno cotti, ma senza far colorire troppo il pan grattato.
Mettere il riso in una ciotola piena d'acqua e sciacquarlo, cambiando l'acqua 3-4 volte, fino a che diventa limpida. A quel punto, lasciare il riso a mollo per 20 minuti. Trascorso questo tempo, scolarlo, sciacquarlo ancora una volta e metterlo in una casseruola, versarci sopra l'acqua, la passata di pomodoro, un cucchiaio d'olio ed il sale. Mettere sul fuoco e, quando inizia a bollire, abbassare la fiamma, coprire con un coperchio e far cuocere per 10 min. Spegnere il fuoco e far riposare il riso per altri 10 min. Sgranare il riso con una forchetta e condirlo col pecorino romano grattugiato.
Rivestire il fondo e le pareti di uno stampo a tronco di cono con carta forno unta d'olio da entrambi i lati. Coprire il fondo dello stampo con uno strato di pomodori, tenendo la buccia rivolta verso l'esterno. Mettere nello stampo un po' di riso e iniziare a rivestire le pareti dello stampo coi pomodori. Per evitare che i pomodori cadano, fare una prima fila, aggiungere un po' di riso, poi sistemare un'altra fila di pomodori, altro riso e così via. Lasciare una cavità al centro del riso, in cui mettere la stracciatella. Chiudere col riso e coprire con un ultimo strato di pomodori. Io ho il brutto difetto di non leggere le ricette fino alla fine, per questo motivo, mi era sfuggito che l'ultimo strato di pomodori dev'essere  fatto da pomodori crudi, cosparsi di pan grattato. Io, invece, ci ho messo quelli cotti e, come si può vedere dalla foto, si sono coloriti un po' troppo. Però, è solo una questione estetica, perché il sapore non ne risente.

I pomodorini, prima di andare in forno














giovedì 25 settembre 2014

Intrecciando

Era da tempo che volevo provare a fare un cestino di pane. Cercando in rete, ho trovato questo video di Viva la focaccia, che mi è parso molto istruttivo. In realtà, questo cestino è fatto con pasta di sale, che è più facilmente lavorabile di un impasto per pane. Come primo tentativo, sono abbastanza soddisfatta e trovo che la decorazione con le foglioline sia venuta proprio carina. Dentro, ho messo i miei soliti panini semidolci.

Cesto in pasta di sale

Farina 00             500 g
Acqua                 260 + 20 ml
Sale fino             260 g
Tuorlo                1
Impastare tutti gli ingredienti, fino ad ottenere un impasto omogeneo. Rispetto alla ricetta originaria, io ho dovuto aggiungere 20 ml di acqua in più, perché, evidentemente, la mia farina ne assorbiva di più.
Per l'esecuzione, rimando al video, che è molto più esplicativo di qualunque descrizione verbale.
Io ho tolto il cesto dal forno dieci minuti prima, l'ho fatto raffreddare, l'ho smodellato e, con il tuorlo, vi ho attaccato le foglie, spennellando anch'esse di tuorlo. Poi, ho rimesso in forno, a completare la cottura.












giovedì 18 settembre 2014

Dell'inutilità del traduttore di Google

Spesso, su Facebook, ci si ritrova inseriti, senza sapere come (visto che nessuno ci ha mai chiesto se volevamo farne parte), in gruppi di varia natura. Tra i tanti, io mi trovo in un gruppo di cucina creato da un signore turco, nel quale convivono, in beata reciproca incomprensione, sia Turchi che Italiani. Trovo la cosa estremamente frustrante, perché vedo tante foto che mi incuriosiscono, senza poter risalire alla ricetta.
Quando, però, in una ricetta ho letto una parola che conoscevo -tahini - ho cercato di approfondire, dal momento che io sarei capace di mangiare quantità invereconde di hummus, di cui la tahini è un ingrediente fondamentale. 
Ho aperto il link al blog dove era pubblicata la ricetta e, ovviamente, mi ha preso lo sconforto, perché non ci capivo nulla. Un barlume di speranza si è acceso, quando, sulla pagina, è apparsa, in alto a destra, una finestrella che chiedeva: "vuoi tradurre questa pagina?" Siii!!!
Ho così appreso:
a) che anche in Turchia ci sono tifosi dell'Inter, così appassionati da voler rifornire la loro squadra di zucchero e cannella
b) che l'olio può essere attraversato, anche se non è specificato con quale mezzo
c) che i Turchi sono un tantino megalomani, visto che, laddove noi, con della farina, ci facciamo una modesta fontana, loro ci fanno addirittura una piscina
d) che esistono vassoi di carta laici e, quindi, suppongo esistano anche vassoi clericali...
Insomma, la traduzione era quasi tanto incomprensibile quanto l'originale.
A quel punto, ho deciso di tener buoni alcuni ingredienti e il metodo di formatura, deducibile dalle foto e, per il resto, fare di testa mia.
Giusto per farci due risate, riporto la sciagurata traduzione e, di seguito, la mia ricetta.

Tahini Zucchero Buns
Autore:

Mohamed Meral Guler

Materiali:

3 tazze di tè di latte tiepido
Olio vegetale 1 tazza
6.5-7 farina tazza di tè
1 bustina di lievito secco istantaneo
1 cucchiaio di zucchero semolato
1 cucchiaino di sale
Noce (per l'Inter)
1 tazza di tahini (da attraversare)
1/2 tazza di olio (da attraversare)
1 tazza di zucchero (per l'Inter)
1 cucchiaio di cannella (per l'Inter)
3 cucchiai odore di inoculo (da attraversare)
Preparazione:
Prendi manico del recipiente di miscelazione. 
In zucchero, sale, lievito aggiungere. 
Aprire il centro della piscina. 
Incorporate il latte tiepido e il burro. 
Preparare una pasta di aderire a gestire. 
Impastare per circa cinque minuti. Venite alla consistenza di pasta, lasciando le mani Consenti facilmente. 
Il vostro impasto deve essere morbido e sarà dato consistenza malleabile. 
Coprire fuori a temperatura ambiente per 1 ora di fermentazione. 
3 Dividere la pasta, in Böyter piatto, la metà di un pollice di spessore rettangolare aperta. 
Olio di sesamo Aprire e oli che si possono librarsi sopra la pasta. (Figura 1) 
Di zucchero, miscela di spezie e cospargere con le noci. (Figura 1 - Figura 2) 
Tahini pasta come in figura rende la lunghezza e la larghezza della piazza e piega. (Figura 4 - Figura 5) 
Tutto ciò che fate la prima piazza dopo piazza pasta fanno cospargere la farina sul bancone, aprire un centimetro sottile. (Figura 6) 
Precise due dita di spessore pezzi lunghi. (Figura 7) 
Ruotando intorno a sé fa parte del turno. (Figura 8 - Figura 9) 
Che i laici vassoio carta oleata. 
Preriscaldare il forno a 180 gradi e cuocere per 20-25 minuti. 
L'inoculo Contenuto Odore: 
Chiodo di garofano, cannella, rosa appassita, una piccola quantità di nero macinazione pepe hazılran. Isparta, che è unica per questa miscela in panini e dolci come inoculo usato per dare sapore e l'odore. 

Suggerimento: 
Lievito istantaneo, lievito fresco, perché avevo preferisco non odore così pesante. 
* Se lievitata la pasta e impastare fino a quando il più morbido per quanto tempo sarebbero bagel. 
* Accelera la fermentazione dello zucchero, dolci sapore. 
* Utilizzare latte invece di acqua alla pasta elasticità e morbidezza, migliora il sapore. Tu sei sicuramente scaldare il latte eklenmelidir accelerare la fermentazione. 
* Dopo aver modellare la vostra pasta sul vassoio del periodo di attesa (fermentazione vassoio) garantire che almeno 15-20 minuti. In questo modo, essi saranno panini molto di più deliziosi e morbidi. 
* Io di solito lievitata la pasta nella parte inferiore del forno durante la cottura ho messo 2 tazze di acqua. In questo modo, non lievito secco, è sempre morbido. 
* Se si presta Ricette misurando quanto dovrebbe essere dato diversi materiali di apportare modifiche alle ricette. Per questo, l'esperienza è maturata nel tempo. 
* Pasta di lievito pazienza e tempo. Se hai fretta il risultato è il fallimento. 
* Non dimenticare di tirare besmele, essere felici, essere arrabbiato e triste, sguardo positivo, è meglio non essere frettoloso o pasta fermentata non lo fa. Questa regola si applica a ogni boccone effettivamente entrare nel nostro stomaco. 


Girelle alla tahini e noci

Farina W 350                        280 g
Burro                                     50 g
Latte                                     140 ml
Lievito di birra                     6 g
Zucchero                              2 cucchiai
Sale                                      1 cucchiaino
Noci                                     1/2 tazza
Tahini                                  1 cucchiaio
Mix di spezie                       3 cucchiaini
Tuorlo                                  1

Versare la farina nella ciotola della planetaria, aggiungere il latte e lasciar riposare per 30 minuti (autolisi). Aggiungere il lievito sbriciolato ed iniziare ad impastare. Quando l'impasto comincia ad incordare, aggiungere, poco alla volta, il burro a temperatura ambiente. Aggiungere il sale e lo zucchero. Quando l'impasto apparirà ben incordato, formare una palla, coprire la ciotola e far lievitare fino al raddoppio. A questo punto, stendere l'impasto sulla spianatoia infarinata, formando un rettangolo. Spalmare la tahini sull'impasto, spolverizzare con le spezie (io ho usato il "pisto", cioè il mix di spezie che si usa per fare i roccocò e che è composto da cannella, noce moscata, chiodi di garofano ed anice stellato) e distribuirvi sopra le noci grossolanamente tritate. Piegare l'impasto in tre, come si fa quando si piega un foglio di carta da lettere per metterlo in una busta. Spianare col matterello e ritagliare delle strisce larghe 3 cm, nel senso della lunghezza.


Attorcigliare le strisce su se stesse e poi arrotolarle a spirale, come si fa con un tubo per innaffiare (in termini marinareschi, si direbbe "abbisciare")
Spennellare le girelle così ottenute col tuorlo sbattuto con un po' di latte e far lievitare per un'ora-un'ora e mezza. Infornare a 200 gradi per 15 minuti.
Bè, non sapremo mai come siano quelle originali, ma la mia versione ci è proprio piaciuta.