giovedì 17 aprile 2014

I did it!

A Natale e a Pasqua, la mia bacheca su Facebook è invasa da panettoni e colombe. Ogni volta sono tentata di provarci, ma poi desisto, anche perché son due dolci che non sono molto apprezzati, a casa mia. Però, avevo proprio voglia di cimentarmi con un grande lievitato, per cui ho deciso di gettarmi nell'agone. La scelta è caduta non sulla colomba, bensì sulla veneziana, che, in fin dei conti, è molto simile. Poiché, sempre su Facebook, frequento un gruppo di "pazzi" per i lievitati, creato da Paoletta, del blog Anice e Cannella, socia di Adriano Continisio nel tenere corsi sui lievitati, in giro per l'Italia, ho deciso di seguire la sua ricetta, nella versione con lievito di birra ( il lievito madre non fa per me: non ho la pazienza necessaria e, in più, non panifico così spesso da giustificare l'impegno necessario per la corretta gestione di quella specie di Tamagotchi). Che dire? E' stato impegnativo, ci son voluti tre giorni, ma la soddisfazione è stata enorme. Soprattutto, è stato molto istruttivo, credo di aver capito davvero come si affronta un grande lievitato e questo mi darà sicurezza, quando, in futuro, vorrò prepararne altri.
Questo è un post senza ricetta, in quanto non mi sembra che avrebbe molto senso riportare quella di Paoletta, pari pari: basta seguire il link che ho messo.
Di mio, aggiungo una considerazione ed uno schema della tempistica.
La considerazione riguarda l'importanza fondamentale del rispettare la sequenza d'inserimento degli ingredienti e di non aggiungere altri ingredienti, prima che i precedenti siano stati perfettamente incorporati e l'impasto abbia ripreso corda. Questa cosa è così importante che non sarà mai troppo sottolineata.
Per quanto concerne i tempi:
Primo giorno: inizio alle 18, con la preparazione della biga e della pasta aromatizzata
Secondo giorno: alle 12, preparazione del primo impasto e lo si mette a lievitare, fino a che triplica (mettere un po' d'impasto in un bicchiere graduato, in modo da poter controllare che sia effettivamente triplicato); il mio aveva triplicato intorno alle 20, ora in cui ho proceduto col secondo impasto e l'ho messo negli stampi e via in frigo
Terzo giorno: al mattino, tirare fuori gli stampi dal frigo e lasciar lievitare. Questo è stato il momento più critico, perché io, dopo averli tirati fuori, sono andata a lavoro, aspettandomi, al mio ritorno di trovare le veneziane pronte da infornare e, invece, ho trovato che si erano alzate si, ma erano ancora ben lontane dal bordo dello stampo. Ho passato un pomeriggio in ansia, controllando la lievitazione passo passo. Ad un certo punto, ho fatto ricorso alla mia "camera di lievitazione": la lavastoviglie... In pratica, ho fatto un ciclo di lavaggio a vuoto e, una volta terminato, ci ho chiuso dentro le veneziane. Devo dire che questo passaggio ha dato una bella spinta alla lievitazione, ma, anche così, ci son volute quasi 12 ore, prima che potessi infornarle. 
Un'ultima cosa: l'aver usato le scorze d'arancia candite fatte da me e l'estratto di vainiglia, anch'esso home made hanno fatto la differenza nella aromatizzazione.
Questa è la prova "velo". La foto è pessima, ma fotografare con una mano sola  non è il massimo, ai fini della stabilità.



L'impasto dopo la prillatura ( non, pirlatura, per favore... ma so che questa è un'altra battaglia persa, come qual è senza apostrofo o condicio sine qua non, anzichè conditio...)


Pronte per essere infornate.



La fetta! Questa è la piccola, perché la grande è stata regalata.

lunedì 14 aprile 2014

Annaspando...

Credo di non essermi mai trovata così tanto in difficoltà con l' MTC come stavolta. E non perchè, come molti, disgustata alla sola idea di maneggiare frattaglie, figuriamoci mangiarle, anzi, io le frattaglie le mangio e mi piacciono pure e quelle che non ho mai mangiato è solo perché non m'è mai capitata l'occasione. 
Ricordo un ristorante, a Barcellona, dove avevo ordinato una grigliata mista. Nel piatto, accanto a cose facilmente identificabili, c'era qualcosa che non riuscivo a riconoscere. Provo a tagliarla e la sensazione del coltello che affonda mi rimanda a qualcosa di molto, molto familiare (per motivi scientifici, sia chiaro!). Possibile si tratti proprio di?... Per levarmi il dubbio, chiamo il cameriere e, indicando la "cosa" nel mio piatto, gli chiedo cosa sia. Costui, accompagnando la parola al gesto di afferrarsi il cavallo dei pantaloni (mai sia non fosse sufficientemente chiaro...), mi risponde ilare: "Cojones!" Ecco, appunto, mi pareva... Questo per dire che non sono affatto schizzinosa davanti alle parti meno nobili degli animali che mangiamo.
E, allora, perché questa difficoltà a farmi venire un'idea degna dell' MTC? In teoria, partivo avvantaggiata, visto che, l'anno scorso, mi ero piazzata seconda, ex aequo con altre due bloggers, nel contest sul "Quinto quarto Revolution", meritatamente vinto da Cristiana, il nostro terzo giudice in questa 38esima sfida, ricevendo in premio questo interessantissimo libro, scritto da uno dei giudici di quel contest.

Paradossalmente, proprio questo mi ha messa in difficoltà...
a) perché mi sembrava di aver già partorito la mia migliore idea sul quinto quarto
b) perché, più leggevo le fantastiche idee  di Romanelli, più la mia fantasia sembrava recedere, per lasciar posto ad una pedissequa riproduzione di quelle ricette.
Ad un certo punto, mi son detta che, per uscire dall'impasse, non c'era altro da fare che buttarmi, magari con una ricetta semplicissima, ma che mi mettesse comunque "in pista", in attesa di idee più originali.
Per la prima ricetta ho deciso di partire dai prodotti di stagione, quindi, coratella d'agnello e fave fresche.

Coratella al cumino

Coratella d'agnello                350 g
Cipolla                                  1 media
Olio evo                                2 cucchiai
Vino rosso                            1/2 bicchiere
Semi di cumino                     2 cucchiaini
Fave fresche da sgusciare      1 kg
Sale

Tagliare sottile mezza cipolla e farla stufare dolcemente in un cucchiaio d'olio, insieme ai semi di cumino. Una volta che la cipolla è divenuta trasparente, aggiungere la coratella a dadini e cuocerla, sfumando col vino rosso (io una Bonarda dell'Oltrepò Pavese).
Sgusciare le fave, liberarle della pellicina e tuffarle per 7-8 minuti in acqua bollente salata; scolarle. In un padellino, rosolare il resto della cipolla, con l'altro cucchiaio d'olio, aggiungervi le fave e completare la cottura. Non ho cotto le fave insieme alla coratella, perché volevo che conservassero il loro verde brillante.



L'altra ricetta l'ho preparata ricordando mio suocero. Ho già raccontato di come mi fosse grato, ogni volta che lo salvavo dalla cucina degli orrori di casa sua, invitandolo da me. In particolare, ricordo una Pasqua, in cui, avendo avuto un agnello completo di interiora, avevo pensato di cucinarle nella stessa maniera in cui, da noi, si prepara la zuppa di soffritto, con le interiora del maiale. Ebbene, quella volta, mio suocero quasi si commosse...


Zuppa forte di coratella

Coratella d'agnello                 350 g
Olio evo                                 1 cucchiaio
Strutto                                   1/2 cucchiaio
Concentrato di pomodoro     60 g
Vino rosso                            1/2 bicchiere
Peperoncini                           2
Salvia
Rosmarino
Sale

Scaldare i grassi in una casseruola, aggiungervi la coratella a dadini e, quando sarà ben rosolata, sfumare col vino. Aggiungere il pomodoro, diluito in acqua tiepida, le erbe ed i peperoncini tritati. Cuocere a fuoco lento per 2 ore. Si mangia come una zuppa, accompagnata da crostini di pane, oppure si usa per condire la pasta (come avevo fatto, con quella di maiale, all'MTC dedicato ai pici).





lunedì 7 aprile 2014

Ai miei tempi...


Eh, lo so, dire "ai miei tempi" fa sentire immediatamente vecchi... Eppure, questa volta, non posso fare a meno di ricorrere a questa locuzione.
Il fatto è che, quando ero ragazza io, i superalcolici erano molto poco diffusi tra i miei coetanei, noi, al più, si andava di birra. Che fosse in un pub o in una pizzeria, quella era la bevanda. Oggi, invece, i ragazzi amano molto i cocktails. Io son solita dire che i cocktails sono la prova che i superalcolici NON sono buoni da bere, da qui l'esigenza di "mascherarli" mescolandoli con altro. Certo non è una bella cosa questa sterzata verso bevande ad alta gradazione alcolica, ma è un dato di fatto che i giovani, oggi, ne facciano gran consumo. Proliferano, quindi, locali dove si beve soltanto, per cui, a stomaco vuoto, gli effetti sono ancora peggiori. Da noi, questi locali si chiamano "baretti" e sono, di solito, così angusti che la maggior parte della clientela si riversa sul marciapiede, immagino con grande gaudio degli inquilini soprastanti...
Mi è stato chiesto di ipotizzare uno stuzzichino da servire insieme ai cocktails in uno di questi locali, che non fosse le solite patatine e/o arachidi, ma che fosse  economico e semplice da preparare. Ho pensato, quindi, di fare dei grissini, variamente aromatizzati. Sono partita da una ricetta di Knam, che mi incuriosiva per l'utilizzo della maizena, ma, inorridita di fronte alla quantità di lievito da lui utilizzata (30 g per 400 g di farina + maizena!), l'ho drasticamente ridotta. Inoltre, ho sostituito il burro con dell'olio. Insomma, come al solito, ho fatto di testa mia!

Grissini

Farina 00                   300 g
Maizena                    100 g
Lievito di birra          6 g
Zucchero di canna    10 g
Latte tiepido             200 g
Olio evo                    80 g
Sale                          10 g

Versare la farina, la maizena, il latte tiepido ed il lievito, nella ciotola della planetaria e lavorare per 5 minuti. Aggiungere il sale e lo zucchero e, gradatamente, l'olio. Fare incordare. Mettere a lievitare, coperto con pellicola, per 1 ora.
A questo punto, dividere l'impasto in 5 parti uguali ed aggiungere, ad ognuna, uno di questi ingredienti:

Rosmarino
Erba cipollina
Pepe nero
Paprika piccante
Granella di mandorle

Una volta fatte queste aggiunte, dividere ciascun panetto in dei cilindretti e rotolarli sulla spianatoia, allungandoli verso l'esterno. Spruzzarli con dell'acqua, macinarvi grossolanamente  sopra del sale metterli a lievitare per altre 2 ore. Infornare a 180 gradi per 20 minuti.

Mentre impastavo, mi venivano in mente altre varianti: all'origano, al pomodoro, con vari tipi di semi, con dell'olio aromatizzato al basilico. Inoltre, si può giocare con i vari tipi di farina. Insomma, questi grissini mi son sembrati molto versatili ed adatti allo scopo per cui mi son stati richiesti.






martedì 1 aprile 2014

Il fascino delle panetterie

Credo converrete con me che non c'è nulla di più paradisiaco del profumo del pane. Se non ci fossero altre mille ragioni per fare il pane in casa, basterebbe il profumo che, dal forno, si spande per tutta la casa a giustificare la panificazione casalinga. Entrare in una panetteria, quindi, è un'esperienza sensoriale che investe prima l'olfatto e, poi, la vista, specie se si entra in una di quelle panetterie che mettono in mostra una gran varietà di pani. Devo ammettere che, a Napoli, di queste panetterie non ce ne sono molte e, anche se pochi pani possono superare la bontà e la fragranza di un pane "cafone" cotto a legna, non è facile trovare un grande assortimento: pane cafone, palatone, rosette e sfilatini la fanno da padroni. Di fronte casa di mia sorella, a Milano, invece, c'è una panetteria che, accanto a pani più tradizionali, esibisce una gran quantità di pani conditi, aromatizzati, arricchiti che fan venire voglia di provarli tutti. In realtà non tutti, all'assaggio, si rivelano meritevoli, ma certi bastoncini alle olive sono davvero ottimi. Avevo provato, tempo fa, a rifarli, seguendo una ricetta di Knam, ma, benché buoni, non erano venuti come quelli mangiati a Milano. Capirete che, quando ho visto, sul libro di Paul Hollywood, dei Green Olive Sticks, non ho potuto esimermi dal provarli, riuscendo, finalmente, ad ottenere il risultato voluto! L'unica "controindicazione" è che finiscono in un baleno...

Bastoncini alle olive verdi

Farina Manitoba                     500 g
Sale                                         10 g (io 13)
Lievito di birra                       10 g
Acqua tiepida                         400 ml
Olio evo                                  2 cucchiai
Olive verdi snocciolate          500 g  (io ne usate 400 g)
Semola rimacinata per lo spolvero

Mettere la farina nella ciotola dell'impastatrice col gancio, aggiungere 3/4 dell'acqua, il lievito sbriciolato ed iniziare ad impastare a bassa velocità. Dopo qualche minuto, aggiungere il sale (ho usato 10 g, come da ricetta, ma, la prossima volta, aumenterò un po' la dose) e, poco alla volta, il resto dell'acqua. Essendo un impasto ad alta idratazione, è fondamentale aggiungere l'acqua lentamente, non aggiungendone altra, se quella versata in precedenza non è stata ben assorbita dalla farina. Impastare fino ad incordatura. Aggiungere l'olio ed impastare per altri due minuti. Aggiungere le olive, grossolanamente tritate. Versare l'impasto in una ciotola unta d'olio, coprire con pellicola e far lievitare, fino a che l'impasto è triplicato. Rivestire 2-3 teglie  con carta forno. Infarinare abbondantemente la spianatoia con semola rimacinata di grano duro e rovesciarvi sopra l'impasto, spolverizzandone la superficie con dell'altra semola. Formare un rettangolo e, con l'aiuto di un lungo coltello, tagliare dei bastoncini, lunghi una ventina di cm. Allungarli leggermente, tirandoli alle estremità e disporli sulle teglie, distanziandoli un po'. Coprire le teglie con pellicola unta d'olio e far lievitare per circa 30 minuti. Infornare a 220 gradi, per circa 10-15 minuti, avendo cura di spolverizzare ancora i bastoncini con la semola, prima di metterli in forno.




giovedì 27 marzo 2014

Una crema versatile

E, quando si va di corsa, si recupera qualcosa dall'archivio...
Questo è un dolce che avevo fatto per l' MTC, ai tempi in cui ancora non avevo aperto il blog. Il tema di quella sfida era la crema frangipane, una di quelle cose che volevo provare da tempo, e con cui l'MTC mi ha dato l'occasione di cimentarmi.  L'ho trovata una crema così versatile che l'ho utilizzata in ben cinque dolci!

Crostata frangipane ai lamponi con crema chibouste

Pasta frolla:

200 gr di farina 00
100 gr di burro
55  gr di zucchero Zefiro
2  tuorli
vaniglia 1 baccello
1 pizzico di sale.

Crema Frangipane:

100g di farina di mandorle (o mandorle pelate)
100g di burro appena ammorbidito
100g di zucchero semolato
1 uovo
30g di maizena

CREMA CHIBOUSTE   (Montersino)

150 g. di crema pasticcera
2,5     di fogli di gelatina
60 g.  di albumi
100 g. di zucchero
½        bacca di vainiglia

INOLTRE:
200 g. di lamponi
2   tbs  di zucchero
1         foglio di gelatina


Preparare la frolla. Stendere la  frolla in una teglia. Preparare la frangipane, montando  l’uovo con il burro e aggiungendo,poi, il resto degli ingredienti. Spalmare la frangipane sulla frolla stesa nella teglia, avendo cura di non riempirla completamente,ma lasciando un dito abbondante dal bordo della frolla. Infornare a 180 gradi per 30-35 minuti. Far raffreddare la crostata .
Frullare i lamponi e passarli al colino, per eliminare i semini. Mettere a mollo il foglio di gelatina. Scaldare leggermente  il  frullato di lamponi e sciogliervi la gelatina ammollata e strizzata. Quando la gelatina comincia a tirare, versarla sulla torta. Scaldare la crema pasticcera, aggiungervi i semini della mezza bacca di vainiglia e sciogliervi gli altri fogli di gelatina, ammollati e strizzati. Montare gli albumi a neve ferma; intanto preparare uno sciroppo con lo zucchero e  un cucchiaio d’acqua e portarlo a 121 gradi. Quando lo sciroppo è arrivato a temperatura, versarlo a filo sugli albumi, continuando a montare fino a raffreddamento.  Unire delicatamente la crema agli albumi. Mettere la chibouste in un sac a poche e fare dei ciuffi, in modo da ricoprire tutta la torta. Con un cannello, fiammeggiare la chibouste.



lunedì 24 marzo 2014

Andrea


Sembra ieri che mi son trovata a preparare il buffet per il Battesimo del figlio di uno dei miei nipoti che già è venuto il momento di festeggiare il suo primo compleanno. Ed, anche stavolta, ci ha pensato il "catering zia Mariella".
Ci siamo dati come tema il brunch, quindi, preparazioni essenzialmente legate alla tradizione americana, con qualche piccola digressione. Ad esempio, invece di fare i "pigs in the blankets", cioè dei mini wurstel in crosta, ne ho fatta una versione "napoletanizzata", utilizzando dei tocchetti di cervellatine (salsicce napoletane lunghe e sottili), avvolti nell'impasto dei panini semidolci.
Un evento così impegnativo, sia per la diversità delle portate che per il numero di ospiti (40 adulti e 18 bambini...), richiede un'organizzazione teutonica. Io ho proceduto in questo modo:
Due giorni prima: preparazione e congelamento dei pancakes e dei panini; preparazione della pasta brisè e sua conservazione in frigo; preparazione dell'impasto per i cinnamon rolls.
Il giorno prima: preparazione della tortilla, dei plum cake (ben avvolti, una volta freddi, nella pellicola, si son conservati benissimo), della quiche e della crostata, dell'insalata di pollo, delle olive in crosta, dei cinnamon rolls, dei brownies e della cheese cake. Inoltre, ho cotto le cervellatine, preparato e messo in frigo l'impasto per avvolgerle e preparato l'insalata di pollo. A questo proposito, credo di aver fatto la scoperta dell'acqua calda; ho sempre fatto l'insalata di pollo, utilizzando del pollo lesso, stavolta, invece, ho leggermente unto d'olio le fette di petto di pollo e le ho cotte sulla bistecchiera: tutta un'altra storia! molto, molto più saporito!
Il giorno della festa: appena alzata, ho tolto dal freezer pancakes e panini, in modo che si scongelassero a temperatura ambiente, ho preparato i muffins, avvolto le cervellatine nell'impasto e le ho infornate, ho cotto il bacon in padella e farcito i panini. Da ultimo, ho decorato la cheese cake con le ciliegie sciroppate, che avevo fatto l'anno scorso. Alle 10,30, era tutto pronto!

Il menu

Tortilla di patate
Olive in crosta
Plum cake cotto e gruyere
Crostata ricotta, crudo, emmental e asparagi
Quiche Lorraine
Panini con insalata di pollo
Panini BLT (bacon, lattuga e pomodoro)
O' puorco din't 'e cuperte
Pancakes
Cinnamon rolls
Brownies
Muffins al cioccolato
Muffins ai mirtilli
Cheese cake

Oltre a tutto ciò, c'erano due teglie di pizza, fatta mia sorella per i bambini, della tartare di tonno e degli involtini primavera, fatti da una signora indonesiana e fritti al momento.

Sono tutte preparazioni note, per le quali non ci sarebbe bisogno di trascrivere le ricette, ma lo faccio, più che altro, per appuntarmene qualcuna, nel caso mi servisse ancora in futuro (e senza dover rifare le conversioni cups/grammi...).

Olive in crosta (di Nadia Ambrogio)

18/20 olive verdi snocciolate
50 gr farina
30 gr parmigiano
30 gr burro
1 cucchiaio di acqua fredda

Impastare farina, burro e parmigiano, aggiungere l'acqua. Far riposare l'impasto in frigo per una mezz'ora e, con esso, rivestire le olive. Infornare a 180 gradi fino a doratura.

Plum cake cotto e gruyere

Farina 00                                                180 g
Uova                                                       3
Latte                                                       100 ml
Olio evo                                                 100 ml
Gruyere                                                  150 g
Prosciutto cotto                                      150 g
Lievito chimico per torte salate            1 bustina
Sale

In una ciotola, battere le uova con con il latte e l'olio. In un'altra ciotola, setacciare la farina con il lievito e aggiungerla, insieme al formaggio grattugiato, ai liquidi. Aggiustare di sale, versare in uno stampo imburrato e infarinato ed infornare a 180 gradi, per 45 minuti. Nota mia: questi cakes sono una furbata: si preparano in pochi minuti e sono estremamente versatili.


Brownies (di Peter Reinhart)

Burro                                   180 g
Cioccolato fondente            180 g
Farina 00                             90 g
Cacao amaro                        20 g
Zucchero                              200 g
Uova                                     2
Vainiglia                              1 bacca
Lievito chimico                   1/4 di cucchiaino

Sale                                                 "

Sciogliere a bagnomaria il cioccolato, insieme al burro e al cacao, girando, una volta sciolto, per amalgamare bene il tutto. In una ciotola, setacciare la farina con il lievito ed il sale. In un'altra ciotola, battere le uova con lo zucchero per qualche minuto. Aggiungere i semi della bacca di vainiglia ed il cioccolato intiepidito. mescolare bene ed, infine, aggiungere la farina. Imburrare  molto bene uno stampo 20x20, versarvi il composto ed infornare a 180 gradi, per 30-35 minuti. Far raffreddare bene, prima di tagliare i brownies in rettangoli.

Cinnamon rolls  ( di Peter Reinhart)

Farina 00                             800 g
Sale                                     14 g
Zucchero                             85 g
Lievito di birra                   16 g
Latte scremato                    490 g
Olio evo                              113 g
Buccia di limone
Uvetta                                  130 g
Cannella

Il giorno prima, setacciare la farina con il sale in una ciotola; aggiungere lo zucchero. Sciogliere il lievito nel latte tiepido ed aggiungerlo alla farina, insieme all'olio e alla buccia grattugiata di 2 limoni. Impastare fino ad incordatura, coprire con pellicola e mettere in frigo. Il giorno dopo, stendere la pasta in due rettangoli, spolverizzarli di cannella, distribuirvi sopra l'uvetta, fatta rinvenire in acqua tiepida e arrotolare, formando due cilindri. Avvolgere i cilindri nella pellicola e metterli in freezer per 1 ora. Trascorso questo tempo, tirarli fuori, tagliarli a fette e mettere i rolls su una placca rivestita di carta forno a lievitare per un'ora. Infornare a 180 gradi per mezz'ora. A questo punto, andrebbero glassati, ma io ho saltato questo step.

Muffins  (di Paul Hollywood)

Burro                                   200 g
Zucchero                             150 g
Uova                                    4
Farina 00                             200 g
Lievito chimico                  1/2 bustina
Sale                                     1 pizzico
Latte                                    1 cucchiaio
Gocce di cioccolato            150 g
oppure
Mirtilli                                 250 g

Mescolare il burro ammorbidito con lo zucchero e aggiungere le uova, una alla volta ed il latte. Setacciare la farina con il sale ed il lievito ed aggiungerla alle uova, amalgamando il tutto, ma senza mescolare troppo. Aggiungere le gocce di cioccolato, oppure i mirtilli. Distribuire il composto nei pirottini ed infornare a 200 gradi per 15-20 minuti.

Cheese cake  (di Betty Crocker)

Per il guscio

Biscotti Digestive                  1 pacco 
Burro                                      60 g
Uova                                       2

Ridurre i biscotti in polvere ed impastarli col burro ammorbidito e le uova. Rivestire con questo composto il fondo ed i lati di uno stampo a cerniera  da 24 cm, unto di burro. Infornare a 180 gradi per 15 minuti

Per il ripieno

Cream cheese                          1, 150 kg      
Zucchero                                  175 g
Farina 00                                  3 cucchiai
Burro morbido                         115 g
Sale                                          1 pizzico
Uova                                         5
Tuorli                                       2
Panna fresca                            125 g   
Buccia di limone                         

Mescolare con le fruste elettriche il cream cheese, lo zucchero, la farina, il sale, la buccia grattugiata di 2 limoni e due uova. Continuare a lavorare il composto, aggiungendo le altre uova ed i tuorli, uno alla volta. Da ultima, aggiungere la panna. Versare la crema nel guscio di biscotti ed infornare a 250 gradi per 10 minuti, poi abbassare la temperatura a 100 gradi e proseguire la cottura per  un'ora.

                                     
    Il buffet prima dell'assalto ( per questa foto ringrazio Camilla Isotti)




Le cervellatine in crosta


La tortilla 



La quiche lorraine



Uno dei cakes



Le olive in crosta



I panini farciti



La crostata agli asparagi

I cinnamon rolls




La cheese cake


Le torte decorate, l'ho detto altre volte, non sono nelle mie corde pratiche ed "ideologiche", per cui ci hanno pensato la mamma del festeggiato ed una di lei amica.



Il più dolce di tutti



giovedì 20 marzo 2014

Ale bread

Continua la sperimentazione con i pani del libro di Paul Hollywood. Stavolta, ho provato un pane alla birra, anche questo un pane facile e veloce da fare. Il risultato sono stati dei panini con una bella crosta croccante ed una mollica soffice e saporita, perfetti per essere farciti. Nella ricetta del libro, Hollywood usa, insieme alla farina forte, della farina integrale, io non l'avevo ed ho usato della farina di cereali misti,, ma direi che la sostituzione nulla toglie al risultato finale, anzi. Per i nostri gusti, è risultato leggermente sciapo, per cui, credo che, la prossima volta (perché ci sarà senz'altro una prossima volta, da tanto che ci è piaciuto) userò un tantino più di sale.

Pane alla birra

Farina Manitoba            200 g
Farina di cereali misti    50 g
Sale                               5 g
Lievito di birra              5 g
Burro                            15 g
Birra chiara                   150 g
Olio evo                        1/2 cucchiaio

Mettere nella ciotola della planetaria le farine, il burro ammorbidito e metà della birra ed impastare. Man mano aggiungere il resto della birra e, da ultimo, il sale. Quando l'impasto apparirà incordato, versarlo sulla spianatoia ed impastarlo ancora a mano per un paio di minuti. Formare una palla, ungerla d'olio e metterla in un ciotola unta d'olio. Coprire con pellicola e far lievitare per un paio d'ore. Trascorso questo tempo, rovesciare l'impasto sulla spianatoia leggermente infarinata e dare un giro di pieghe del primo tipo. Dividere l'impasto in 5-6 pezzi di ugual peso e rotolarli sulla spianatoia, formando delle palline. Metterle le palline sulla leccarda rivestita di carta forno e, con le forbici, praticare dei tagli sui panini. Coprire a campana e far lievitare ancora per circa un'ora. Spruzzare i panini con un po' d'acqua ed infornare a 210 gradi per circa 30 minuti. Volendo, prima d'infornare, si possono spolverizzare con semola rimacinata di grano duro.
Aggiornamento: non avendo della Manitoba in casa, l'ho rifatto sostituendola con della comunissima farina del super ed è venuto buonissimo lo stesso.